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Si può dire buffone? Sì ma con rispetto. 28 Gennaio 2008

Posted by meriinga in Incredibile, Politica.
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Secondo la Cassazione ”se un politico non mantiene le promesse non è reato dargli del bufone. Non si tratta di critiche alla persona, ma al suo operato politico-amministrativo”.

Leggo or ora che dare del buffone a Berlusconi non è reato. La frase “Buffone, fatti processare” detta dal sig. Piero Ricca ebbe una “utilità sociale intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero”.

Cosa c’è da aggiungere?
Vota Bagondo, ovviamente.

Wonder Pizza Italy 28 Gennaio 2008

Posted by meriinga in ARGH!, Cibo, Minchiate col botto.
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La nuova frontiera della pizza per asporto. Top Vending si inserisce nel mercato mondiale con una fantastica innovazione..
In soli 90 secondi e per soli 5$ avrete pronti la vostra calda, fumante e croccante pizza scelta fra le tre versioni disponibili: Margherita, Supreme, Hawaii. 23 centimetri di diametro senza che nessun pizzaiolo o altre persone vi abbiano messo mano.
Funziona così: la macchina è suddivisa in due parti, una parte frigorifera che funge da magazzino e conserva tra 0 e -4°C le pizze, una parte a forno con resistenza elettrica dedicata alla cottura. Niente forno a microonde per cuocerla, perchè vogliamo che la fragranza della nostra pizza sia mantenuta fino al momento del consumo. Arrivi lì davanti e, attraverso monitor e tastiera, scegli la pizza, che dopo la cottura viene posizionata direttamente nel cartone pronta per essere consumata dove vuoi tu, anche in loco, visto che il cartone può essere vassoio e tovagliolo allo stesso tempo!
Et voilà, la pizza e servita.

Io sono leggenda 28 Gennaio 2008

Posted by meriinga in Cinema.
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E così ho sostituito Paolo Rossi con Will Smith, visto che era da Natale che non si andava al cinema.


Chi mi diceva che era un bel film di solito adora i film che io non posso neanche pensare di vedere e la critica non è stata soft con i commenti. Quindi avendo sentito opinioni diametralmente opposte non sapevo come regolarmi. Ma al moroso piace tanto Will Smith e quindi ho ben pensato che, visto il week end de force che si è fatto per sistemare casa vecchia e casa nuova, era il caso di assecondare i suoi gusti e andare a vedere un film scelto da lui (ma se avesse proposto “Scusa ma ti chiamo amore” avrei inventato al volo un attacco di scagotto fulminante febbre).

New York, 2012. Il 90% della popolazione mondiale è morto a causa di una pandemia letale. Il virus del morbillo geneticamente modificato nel 2009 guarisce, sì dal cancro, però ha una piccolissima controindicazione: se non ti uccide, ti trasforma in una specie di essere-vampiro.
L’1% è immune.
Fiuuu, che culo!
Di questa minima parte della popolazione fa parte il nostro eroe, Robert Neville, che inoltra ogni giorno lo stesso messaggio su tutti i canali radio nella speranza di scoprire di non essere rimasto l’ultimo uomo sulla terra. Nel frattempo, da buon ricercatore com’era nella vita precedente allo sterminio, continua a cercare un vaccino, una cura che faccia tornare normali le persone contagiate e vampirizzate.

Il film è tratto da un romanzo del 1954 di Richard Matheson. Peccato che il regista Francis Lawrence abbia modificato tutto il libro, dall’ambientazione ai contenuti per arrivare anche a stravolgere il finale!
Soltanto se non si è letto il libro o se si riesce a scindere la lettura dalla visione si riescono ad apprezzare varie cose. A partire dall’interpretazione di Will Smith, mattatore che recita da solo per la maggior parte del film da solo. Dimenticati il Principe di Bel Air, il Capitano Hiller e l’agente J, le facce e i gesti tipici della commedia o della pellicola commerciale, Smith riesce a dare credibilità ad un personaggio segnato e profondamente solo (unici suoi compagni di vita sono la cagna Sam e la musica di Bob Marley), che sistema lungo NY manichini personificati con cui inventa dialoghi (leggi monologhi) ogni giorno diversi. Passando poi per la fotografia, sapientemente calibrata tra chiari e scuri, sole e ombra, presente e flashback, riempie gli occhi dei colori del sole che sbucano attraverso una NY deserta, abbandonata, immobile.
Da segnalare gli effetti speciali. Pessimi. Gli animali sono falsi come una moneta da 17 cents, i mostri notturni sono creati con una CG da due soldi e sono freddi e inconsistenti.
Per la prima ora e più il film ti tiene incollato, gli occhi fissi allo schermo, il fiato sospeso ad ascoltare il silenzio che proviene dalla città desolata.
Poi incappa in uno scivolone che rovina quello che poteva essere uno dei più bei film degli ultimi anni. Distaccandosi dal libro perde quell’autenticità, quella nota agrodolce che avevano le passeggiate di Smith e del suo cane tra le strade vuote, sgretolando in men che non si dica lo splendido lavoro finora svolto. Sembra che il regista non sia stato in grado di mantenere alte le sensazioni e le emozioni dello spettatore, lasciandole scemare invece che innalzarle verso climax finale.
Il finale banale e così politically correct poi lascia proprio un buco, un vuoto. Sono uscita dalla sala con l’amaro in bocca, con la sensazione che mancasse qualcosa e che la pellicola potesse essere ben oltre quello che c’è negli ultimi 15 minuti. Che trasforma tutto il film in un blockbuster del terzo millennio, pieno di speranza e buoni sentimenti.

E sopravvissero tutti felici e contenti.