Subsonica - Palaverde di Treviso 5 Aprile 2008
Posted by meriinga in Amici, Musica, Vita vissuta, subsonica.Tags: concerto, palaverde, subsonica
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Il rinvio della data da giovedì 20 a venerdì 28 mi fa respirare in una settimana in cui la casa nuova e il lavoro mi hanno assorbita e prosciugata. E mi permettono di non ponderare neanche per scherzo di saltare ANCHE questo concerto, dopo aver perso la serata di Jesolo del 23 novembre.
Giro di telefonate, mail e sms per vedere se qualcuno viene con me per un paio d’ore di emozioni elettroniche.
Una è al quinto mese di gravidanza, non mi pare il caso di chiederglielo. Uno si sente troppo vecchio per certe cose e la morosa aggiunge se si sente vecchio lui, figuriamoci io. Uno è troppo stanco e stressato e la morosa decide di stargli accanto (”ma andremmo noi due sole?” mica ti svegli tutta bagnata in un fosso che ti manca un rene!). Una non si vuole perdere la bevuta a scrocco dell’amico che va a stare sei mesi in Spagna. Mio moroso non viene neanche se lo lego, lo imbavaglio e lo imbottisco di bromuro.
Niente di tutto ciò mi smuove, quindi decido impavida di affrontare la bolgia da sola…
Si comincia partendo dall’abbigliamento-concerto, formula testata da anni di esperienza: maglia grigia che una volta era nera (e che cambierà nuovamente colore durante la serata) di cotone a maniche lunghe, jeans con tasche capienti e fornite di chiusura dentata dove riporre patente soldi chiavi della macchina e cellulare, maglione di lana con zip e maniche molto lunghe per agevolare l’esecuzione di un perfetto nodo Savoia, elastico solido e di facile riposizionamento senza strappo con cui raccogliere la chioma, scarponcino con punta rinforzata per evitare che al primo JUMPAAA i miei piedi siano frittellati. Sono pronta!
Già la serata comincia bene. All’ingresso del casello il Telepass non suona e quindi la sbarra non si apre. Imbarazzo totale mentre sbircio le facce sbuffanti delle macchine ferme dietro e immagino i loro pensieri. In autostrada una sobria signora con pelliccia e cappello a tesa larga guidante una Scenic è indecisa sulla corsia da percorrere e quindi le prova tutte e tre alcune volte per verificare la percorribilità ottimale della A27. Come nei migliori siparietti comici, mi ha tagliato la strada quattro volte.
Esco dall’autostrada e procedo a passo spedito verso il Palaverde. Sono le 20.15 e io devo pure prendere il biglietto. Ovviamente quando sono in vista del palazzetto mi trovo bloccata in coda, avanzo a passo d’uomo vecchio e lento e anche un po’ zoppo, così decido di mollare lì dov’è la mia C3 azziurra, piazzare giacca e borsa nel bagagliaio, riempirmi le tasche delle cose che possono servirmi e percorrere i 2 km che mi separano dai miei beniamini. In quel momento mi suona il cellulare… e parte Moonflower… Eat one tears of you lover than recall that year, the games, the sun…
Entro e osservo la situazione. Nella platea davanti al palco la gente è in stand by, seduta o semi sdraiata in attesa del primo colpo di basso che li farà scattare impiedi come pupazzi a molla. Circa la metà dei posti a sedere sugli anelli sono occupati. Respiro quell’elettricità che puoi trovare solo prima dell’inizio di un grande evento e mi dirigo nel parterre, sperando di trovare un buon posto da cui godermi note e suoni e Samuel che allunga la mano verso il pubblico. Sbavo come Homer Simpson mentre pensa alle ciambelle.
Nell’avvicinarmi alle transenne attacco bottone (STRANO!) con un paio di ragazzi che provengono da Bolzano e che hanno più o meno la mia età. Penso che i nostri sguardi si siano incontrati e che si siano riconosciuti in mezzo al marasma di ragazzine con l’ormone impazzito che del gruppo conoscono solo “La Glaciazione” o poco più. Sto parlando di uno che è andato a Parigi per vedersi i Cure. E scusa se è poco!
Ore 21.00 e le luci sono ancora accese, il Palaverde borbotta come una pentola di fagioli. Nell’attesa ci si racconta dei precedenti concerti, di quante volte abbiamo visto i Subconica, si scattano una o due foto.
Ore 21.30 e partono i primi cori di FUORI FUORI che si smorzano subito. Forse si vogliono preservare voci ed energie.
Ore 21.50 e si sente il primo colpo di basso. Vibra tutto e io con il Palaverde. Altri due o tre colpi e sento che il mio corpo comincia a fremere, il mio corpo vibra e si carica sempre più in attesa di esplodere.
Le prime note sferzanti di Veleno si fanno sentire sopra l’urlo del pubblico. Salgono sul palco i protagonisti, la gabbia di luce a coprirli. Intermittenze colorateli li accompagnano.
“E che non posso sentirmi libero dalla tua corda dal tuo patibolo” mi fa affogare tra i reflussi dei ricordi che si infrangono sugli scogli della mia realtà e penso che in questo momento è una fortuna non avere credito nel cellulare.
La Glaciazione subito dopo fa partire il pandemonio. Mi arriva sulla schiena la prima onda anomala di folla pogante. La mia fortuna è avere una signorina ricoperta uniformemente su tutto il corpo di uno strato assorbi urti interposta tra me e la transenna (io e Transenna non ci siamo lasciate molto bene l’ultima volta, il segno sul costato è rimasto una settimana che mi pareva di avere le stigmate).
Ad oggi la scaletta esatta mi è difficile da ricordare, visto che è passata una settimana. Una settimana in cui ascolto a ripetizione dal primo all’ultimo tutti i dischi e le raccolte sei Subsonica, sia in macchina che a casa.
Ricordo alla perfezione Nuvole Rapide e l’urlo all’unisono lanciato da me e Samuel e pochi altri, quel SENTILOOOOOO con la mano a mimare un cuore strappato dal petto. Estasi assoluta.
Stasera il mitico non è molto in forma, lo si capisce dalle goccette che prende ogni tanto per la gola e dalla quantità di volte in cui spinge il microfono verso il pubblico evitando di sforzare troppo quelle sue corde vocali. Ad un certo punto ci informa che non riuscirà ad eseguire Piombo e Quattrodieci proprio per i problemi di voce di questi giorni, “ma se lasciate nome e indirizzo appena guarisco vengo personalmente a casa di ognuno di voi e ve la canto” dove hai detto che devo firmare?! Non dire così Samuel che ti prendo in parola…
Fortunatamente la sua voce ha retto Il cielo su Torino, nonostante as usual abbia cannato due o tre volte la variazione sul ritornello. Ma ha proseguito indefesso e quindi pochi l’hanno notato. Per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva… per le tue mani.
Le pause di stasera sono due. Tra la prima e la seconda partono un po’ di canzoni elettroniche, come Discolabirinto, Il centro della fiamma e Io sono il mio dj. L’esecuzione è praticamente una stessa strofa eseguita a ripetizione in un’esaltazione di tastiere e suoni sintetici. Max si fa i cazzi suoi, Ninja si perde un po’ nei suoi pensieri, ma Samuel ogni tanto va a rompergli il cazzettino e così faranno un po’ come cane e gatto per tutta la sera. Gambe e schiena ringraziano animatamente per la pausa dalla frenesia delle canzoni precedenti. Colpo di pistola mi risveglia dal torpore fisico con qualche secondo di ritardo e quindi prendo fuori tempo i primi salti, subendo una pedata, due gomitate nei reni e una tirata di capelli. Ma recupero subito e quindi mi gusto la mia canzone preferita con le mani alzate (su ste mani) e con la voce sempre più roca, ma non mi vergogno dei miei limiti e lividi!
Liberi tutti è il classico brano evergreen che carica, il ritornello è martellante e la folla urla e salta come fosse una cosa sola. Poi arriva una scarpa sul palco…
Ratto mi da una carica particolare, “hai pochi anni e hai già visto tutto, masticato un dolore per tutto” è la frase che urlo sempre con maggior trasporto e che mi lascia sempre un senso di potenza inespressa.
A un certo punto l’incipit di Tutti i miei sbagli scatena sensi e ugole e non appena Samuel dice TUUUUUUUU tuuutto il Palaverde risponde sai difendermi e farmi male. L’apoteosi.
L’ultima risposta è quella che forse stasera mi resta poco, mentre Nei nostri luoghi nonostante possa definirla molto più commerciale di tante altre, mi accende un senso di nostalgia che ha quel retrogusto dolceamaro che tanto piace quanto graffia. Anche a Treviso presenta Canenero come deve parlando delle violenze che troppo spesso partono dal luogo che per i bambini dovrebbe essere il più sicuro: la propria casa. Non mi ricordo a che punto ha cantato L’errore, con il meraviglioso “Solo un rimorso che graffia il dolore, e sei solo e a fondo, solo uno schianto più acuto nel cuore“. Adoro questa canzone in ogni sua nota.
Siamo in dirittura d’arrivo e Samuel annuncia la prossima canzone, criticata e odiata da molti (vorrei proprio sapere da chi) ma che loro amano moltissimo e che propongono ad ogni loro data, L’odore. Io salto da sola, quasi scavalco la ciccia-transenna, mi sento un’indemoniata, un’invasata, la karampana che è in me ha preso il sopravvento nonostante gli sforzi di tutta la sera per tenerla sotto controllo. Riesco a non urlare Samuel nudo a fatica e vorrei essere Carletto il principe dei mostri per allungare le braccia e riuscire a toccare la sua mano protesa verso di ME.
Stagno conclude il concerto. Samuel imbraccia la chitarra e Max si sbizzarrisce, dando il meglio di sè e la sua chitarra sembra un tutt’uno col suo braccio. Almeno per stanotte non c’è più dolore…
lacrimuccia per essermi persa l’ultima data dei sub. mi rode ancora… bellissimo racconto! ma il resoconto dei lividi e delle ossa rotte dov’è???
bacio!
Brividi. Brividi. Brividi.
Siamo proprio tre karampani sOnici senza speranza Io, te e la Fede, n’eh? E ne andiamo fieri!
Gran bel racconto, carissima. Mi hai ricordato qualche dettaglio che avevo trascurato nel mio, tipo il SENTILOOOO che anch’io ho urlato insieme a Samuel su Nuvole Rapide. Ah… che bello.
Ne voglio gia’ un altro di concerti! E ancora, ancora e ancora un altro.
Ora mancan solo le tue foto, come promesso, e siamo a posto!
Grande Inga.
P.S.: Ho notato che anche Tu hai i Motel Connection come suoneria sul cellulare. Intenditrice… Io ho la loro Two.
@fede: ossa rotte no e lividi pochi. Miss paracolpi ha funzionato a dovere (anche questa è esperienza data da precedenti concerti e segni di transenna rimasti per una settimana).
@Ani: sìsìsì, non c’è proprio rimedio alla nostra karampanaggine!
Le foto le inserirò stasera, che torno dai miei e scrocco internet come al solito, ma senza più sentire le lamentele che sentivo fino al mese scorso… ah che bello vivere da soli…
E pensa che solo in pochi l’altra sera hanno riconosciuto la canzone della mia suoneria!!!