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Weekend col morto (quasi) 1 Giugno 2008

Posted by meriinga in Lavoro Extra, Mondo avariato, Vita vissuta.
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In questa bella giornata di sole e caldo, senza un filo d’aria che muovesse foglia ero a lavurà in agriturismo (perchè qualcuno ha detto che abbassa le rate dei mutui a chi l’ha fatto mill’anni fa e quindi io mi attacco dove-so-io e tiro).

La padrona mi informa che oggi c’è un tavolo da 10, uno da 4 e 27 persone che festeggiano il compleanno di una cara vecchina che dovrà spegnere 94 candeline. Il figlio della vegliarda prenotando un paio di settimane fa dice: “Io prenoto ma speriamo bene signora, perchè sa… mia mamma ha quasi 94 anni e non si sa mai…” e già questo dovrebbe farmi pensare che NON sarà una giornata tranquilla, ma 40 persone sono poche e nonostante tutto io ci credo ancora.

Già nel momento in cui arriva il gruppo del compleanno capisco che devo smetterla di illudermi. Se ne restano lì in piedi in mezzo alla sala, aspettando che entrino tutti per decidere dove sedersi. Ma se mi avete chiesto voi il tavolo a ferro di cavallo, supponevo che aveste già idea di come disporvi!! Mah…

Una volta capito che la festeggiata si siederà in centro (io non me l’aspettavo) mi chiedono una caraffa dove poter sistemare i due bellissimi mazzi di fiori che le hanno regalato, piazzandoli all’interno del ferro di cavallo davanti a lei. La padrona vede e torna in cucina ridacchiando. “Maria santa, sembra una tomba con quei fiori davanti!”

Nel momento in cui sto togliendo i piatti del primo, la vecchina si sente male: sguardo vacuo, si sta afflosciando sulla sua sedia…

La vecchina stava facendo un infarto!!
Il caldo, l’aria mossa dai ventilatori, l’emozione di vedere tutta la famiglia riunita per il suo compleanno, il cuore malato e mettiamoci pure una puntina di diabete. Il tutto, mescolato, ha fatto la presione scendesse nel seminterrato e i battiti del cuore invece salissero all’attico.
Fortuna vuole che una delle nipoti fosse medico e quindi ha fatto un controllo immediato e prestato le prime cure immediatamente. Poi sono arrivati i medici del pronto intervento e si son portati via la vecchina.

Una delle figlie è andata con lei nell’ambulanza, un’altra con la propria famiglia ha seguito con la propria macchina.

E gli altri 20???

Beh… passata la paura e dopo aver avuto conferma che la bisnonna non avesse deciso di fare un tiro meschino proprioal suo compleanno, sono rimasti beatamente seduti a tavola a finire il pasto.

E con il dolce hanno pure voluto stappare la bottiglia di spumante…

Riposo. What’s that? 27 Maggio 2008

Posted by meriinga in Amici, La casa di meriinga, Lavoro Extra, Vaneggi.
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Dopo settimane e settimane di lavoro anche nel week end, domenica scorsa mi sono presa la giornata libera.
Ovviamente l’ho impiegata per pulire casa e fare lavatrici.
Ovviamente ha piovuto tutto il giorno.
Ovviamente tra tutti i panni stesi si sono asciugate (e neanche del tutto) due mutande.

Questo week end sarà intaramente libero da impegni lavorativi e quindi spero di poterlo dedicare alla mia cura personale.
Amore mio non volermene, ma spero tanto che sabato mattina tu debba lavorare. Oppure anche no, nel qual caso spero che tu voglia montarti la nuovissima e bellissima marmitta della moto!

Voglio svegliarmi da sola, possibilmente tardi e riposata come si deve nel mio bel lettone, stiracchiarmi fino a farmi dolere muscoli e giunture e poi aprire gli scuri (scuri è una parola italiana?) e far entrare il sole e l’aria fresca della primavera.
Voglio fare colazione con pane e cioccolata e caffè e non con quei cavolo di cereali che mi obbliga a mangiare il dottore e poi lanciarmi cun un Fosbury sul mio divano due posti maxi (di cui appena possibile posterò una foto per far capire quanto è bello comodo) e cercare di finire Gomorra.
Voglio mangiare pastasciutta col ragù d’anatra per pranzo. Il ragù fatto dai padroni dell’agriturismo dove vado a lavorare le domeniche, le tagliatelle artigianali trovate in una delle ceste di Natale.
Voglio dedicare il pomeriggio a me stessa. Prendermi cura di me, rilassarmi, coccolarmi.
Voglio uscire la sera con gli amici e davanti a un bicchiere mezzo pieno parlare del più e del meno, ridere fino alle lacrime per inconsapevoli battute (ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale, vero amica C??? ;-) ), scambiare sguardi di intesa con chi so essere sulla mia stessa lunghezza d’onda.

Ma l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re. Nel mio ci sono solo papaveri che stanno diventando alti alti alti. Almeno coprono alla vista la mia camera, visto che sono ancora sprovvista di tende.

Qualcosa va bene: sabato mattina il mio morosetto lavora e nel pomeriggio parte per un motoraduno. Quindi sabato tutto per me. Ciao amore, divertiti!
Qualcosa va meno bene: domenica lavorerò in agriturismo e nel pomeriggio rientra mio moroso dal motoraduno. Quindi domenica persa. Ciao amore, ti sei divertito?
Qualcosa dipende dal tempo: lunedì è festa e io vorrei prendere il primo sole, spaparanzata sulla barchetta dei miei genitori. Quindi lunedì sera sarò un’aragostina. Fai piano amore, che sono ustionata!

6 cose che non si sanno di me 29 Aprile 2008

Posted by meriinga in ARGH!, Cibo, Lavoro, Minchiate col botto, Vita vissuta.
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C’era una volta una piccola Meriinga che non aveva ricevuto nessun meme. Ma un bel giorno un Principe con evidenti problemi psicologici e uno sfrenato amore per un gruppo musicale torinese le si avvicinò rimproverandola. “Io ti avevo già passato un altro meme, (”Anch’io!” aggiunse qualcuno da dietro le quinte) ma tu non l’hai calcolato neanche per sbaglio!” allora la piccola meriigna si prodigò in mille scuse e promise di fare maggiore attenzione.
E vissero tutti felici e contenti.

Ringrazio tantissimo Ani per il meme che mi ha passato (te possino…). “Confessare 6 cose che non si sanno di me” sembra facile, ma in realtà… comunque ci proviamo, sperando che chi legge e commenta su questo blog non dica “Eh no, questo lo sapevo già quindi devi confessare qualcos’altro!”.

  1. Sono un’amante delle patatine in sacchetto. Potrebbero offrirmi una tavola imbandita di ogni bene che io andrei, puntandole come uno squalo e con la stessa voracità, sulla ciotola delle patatine. Al massimo sarei dubbiosa se vedessi anche una ciotola di pistacchi.
  2. L’esame per la patente B è stato un… cerchio. Sì, proprio un cerchio. L’esaminatore mi ha detto: “Giri a destra… sì poi lì in fondo giri a destra… ok, ancora a destra… signorina alla prossima prenda a destra… accosti, la patente è sua.” Già, sembra che fossi paraculata, vero? Eppure non lo ero. Però forse qualcuno da lassù ha mandato la dissenteria (si può dire dissenteria in un blog?) all’esaminatore bastardo che doveva esserci in origine, un bastardo che anni dopo a una mia amica ha fatto fare il parcheggio a S e poi le ha detto “Ora lo rifà, così vediamo se la prima volta è stato un colpo di fortuna”.
  3. Alle volte pisolo in ufficio. Mi consola il fatto che ogni tanto sento il mio capo russare dall’altra stanza! :mrgreen: Capita che la sera non ho preso sonno facilmente, poi a pranzo mi mangio un bel primo leggero, tipo una carbonara o il pasticcio (ah… sbav…) e quindi alle 14 riprendere a lavorare con il ritmo del mattino è dfficile. Considerando che solitamente fino alle 14.30 il telefono non squilla e di conseguenza io non ho molto lavoro si capisce facilmente perchè l’abbiocco è sempre in agguato e spesso riesce pure ad agguantarmi.
  4. Rimpiango di non aver fatto il croupier. Avevo vinto il concorso al Casinò di Venezia qualche tanti anni fa. I miei genitori e il mio moroso di allora mi convinsero che un lavoro in una compagnia di assicurazioni dal lunedì al venerdì con orario e paga fissi, senza turni e con i festivi a casa retribuiti era migliore. Meglio che andare ogni giorno al Lido a fare il corso. Meglio che lavorare ogni sera e tutte le feste. Meglio che prendere le mance! Convinta ho rinunciato, nonostante fossi tra i 200 fortunati su oltre 4000 che si erano presentati ad aver passato i test e i colloqui preliminari.
  5. Odio depilarmi. Dal più profondo del mio essere, ogni volta che devo estirparmi quegli orribili pelacci mi ribolle qualcosa dentro. Considerando anche che da buona donna mediterranea D.O.C. sono moracciona e ben fornita di peluria superflua (grazie signore graaazieee), ogni volta che lo estraggo dalla custodia il mio epilatore Philips comincia a singhiozzare e tenta in tutti i modi di nascondersi per sottrarsi alla tortura farcita di bestemmie e sudorazione abbondante a cui mi sto per sottoporre.
  6. Il mio posto nel momento della mia dipartita sarà nel girone degli accidiosi. Sono pigra, molto pigra, troppo pigra. E tutto mi viene a noia facilmente, a volte anche prima di facilmente. Purtroppo a volte mi capita anche con le persone.

Sperando di aver esaudito (e esaurito) il meme passo la palla a… rullo di tamburi… Bloblog, Jeko, Sara, Monia e al Gossipsta.

Sì, ma le penne? 20 Marzo 2008

Posted by meriinga in ARGH!, Cibo, Lavoro Extra, Vita vissuta.
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Spesso mi chiedo quali e quante sinaspi siano in risparmio energetico quando sento certe domande.

Gruppo di giapponesi e gruppo di inglesi.

Inglese furbetto vede le bibite sull’apposito carrellino e prova a prendersi una birra.
Lo fermo e gli dico che le bibite sono extra e bisogna pagarle a parte ed esclama: Eh, lo so ma pensavo che si potesse prendere lo stesso.
Cominciamo bene…

Serviamo il primo piatto per gli inglesi, insalata, e poi passiamo al primo piatto per i giapponesi, penne al salmone.
Raccogliamo i piatti vuoti degli inglesi e partiamo con il secondo piatto previsto per loro, lasagne. Al secondo tavolo una tizia che pareva molto snob e altezzosa mi guarda indignata e mi fa una domanda.
Sfoggio il mio miglior sorriso, quello che uso per trattenere tra i denti il FAFFANCULO e le chiedo di ripetere slowly please. Lei ripete e convinta che io non abbia capito perchè afflitta da una qualche menomazione mentale grave e non perchè ha parlato a velocità warp lasciandosi indietro una vocale e due o tre consonanti, ripete la frase accompagnandola a mimica gestuale. Con pollice e indice di ogni mano atti a rappresentare la forma di un piatto, mi dice che a loro non sono ancora arrivate le penne.
Tra la testata e la risposta cortese scelgo quest’ultima.
Le dico che per loro è previsto un piatto di lasagne, ma lei insiste: sì, ma le penne?
Con una pazienza che nemmeno io sapevo di avere le spiego che le penne sono previste per un altro gruppo e che quindi per loro come tipo di pasta c’è lasagne.
Non so come ho potuto trattenermi dall’incappellarle il piatto fumante di lasagne quando ha commentato con un bel: ma io non lo sapevo!

Le agenzie di viaggi per quelle vacanze dove è tutto organizzato, concorda anche il menù. Quindi se ti porto insalata e lasagne significa che l’agenzia e l’albergo hanno deciso che insalata e lasagne va bene. Ma soprattutto l’agenzia lo comunica, insieme con la notizia che le bibite, come in qualsiasi parte del mondo, sono escluse e quindi a pagamento. Questo proprio per evitare disguidi di qualsiasi tipo, così come comunica la presenza di vegetariani e quale menù alternativo proporre.

E poi dicono che sono gli italiani che non ascoltano e non leggono…

Ancora sui japs 18 Marzo 2008

Posted by meriinga in Lavoro Extra, Minchiate col botto, Vita vissuta.
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Ieri sera gruppo di 57 japanese.

La simpatica signora accompagnatrice, alta quanto un rotolo Scottex e vestita di mille colori diversi tra cui spiccavano il giacchettino arancione fosforescente e le Crocs tarocche lilla, ha simpaticamente benpensato di trascrivere il costo delle bibite su un bel foglio A4 fotocopiato e distribuito equamente sui 6 tavoli previsti così da evitare a noi cameriere di fermarci a ogni tavolo e rispiegare tutto a tutti.

Solo che si è simpaticamente scordata che se noi cameriere di cittadinanza italiana non parliamo giapponese, forse non lo sappiamo neanche leggere!!!

L’italia degli sprechi 13 Marzo 2008

Posted by meriinga in Incredibile, Lavoro Principale, Vita vissuta.
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Domani sono presso la sede centrale di Roma della ditta per cui lavoro.
Devo fare un corso su un nuovo programma.
Il corso durerà dalle 10.30 alle 13.30.

Per tre ore di corso io devo svegliarmi alle 5 per prendere il volo delle 06.50, sperare che non ci siano ritardi e dopo un’ora di volo guidare per un’ora nel traffico del G.R.A. (vieni con me sul grande raccordo anulareee, che circonda la capitaleee e se nasce una bambina la chiameremo Roooma). Finito il corso avrò tutto il tempo del mondo per mangiare, visto che il volo di rientro è previsto alle ore 17.00.
Se tutto va liscio sono a casa per le 19.

Ma io mi chiedo perchè portare 10 persone da tutta Italia a Roma per un corso di tre ore. Non era più semplice fare un bel filmatino sull’utilizzo di questo nuovo programma e poi copiarlo su tanti bei dischi da mandare via posta? O fare tutto in videoconferenza?
No, bisogna prendere me dal Veneto, tre da Milano, due da Genova, due da Napoli e due da Catania e farli andare in sede con volo prenotato due giorni fa (e quindi costosissimo).

La domanda nasce spontanea: che scarpe mi metto? :mrgreen:

G(u)razie. 10 Marzo 2008

Posted by meriinga in Lavoro Extra, Vita vissuta.
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Martedì e giovedì ho fatto serata da cameriera. Il mutuo chiama e il portafoglio si lamenta…

All’hotel dove vado (a un tiro di schioppo dalla mia nuova casa) ultimamente vedo solo gruppi di giapponesi.
Il giapponese medio è di età indefinita tra i 35 e gli 82. Veste casual, accostando colori e fantasie lanciando i dadi. E mette il mocassino col calzino.
I vantaggi dei gruppi di giapponesi sono vari: sono educati e ordinati, sporcano poco, sono (quasi) sempre composti, non ridono sguaiatamente, ti ringraziano sempre e a volte lasciano qualcosa di mancia.

Ma.

Come per tutte le cose ci sono i contro.
Per prima cosa, si confrontano i piatti l’uno con l’altro. Se uno sulla platessa c’ha un oliva in meno del suo vicino ti chiamano indietro e la pretendono. Per poi non mangiarla. Se porto il vassoio con la frutta devo stare attenta a metterne per tutti i tavoli la stessa quantità e tipologia.
Secondo, sono dei cactus. Siccome le bevande non sono incluse metà di loro non beve. Chiedessimo chissà che cifra capirei, ma 3€ per una lattina di coca o per un calice di vino mi sembra un prezzo modesto, visto che l’hotel è un 5 stelle e che è lo stesso prezzo di un qualunque locale.
Per terzo metterei la mania di fotografare tutto: dal cestino col pane alla pasta col tonno, dalla panna cotta col topping alla fragola al gueridon con i piatti sporchi.

Infine c’è quello che inizialmente potrebbe essere preso per un pregio: parlano inglese e sanno anche qualche parola nella nostra lingua.
La mia amica laureata in giapponese mi ha spiegato che nella lingua nipponica non esistono due consonanti consecutive, quindi le parole straniere vengono pronunciate con una vocale a separare le due consonanti. Solitamente è la U perchè è quella che si sente meno o che comunque ha meno influenza sulla parola (C, correggimi se scrivo minchiate o se ho capito male).
Se mi viene chiesto “uno bichiero di vino roso gurazie” riesco anche a capirlo. “Deserutu” mi viene facilmente uguale. Ma per capire “suparuculin” ci ho messo tre ascolti e un bel po’ di mimica gestuale.

Alla fine escono tutti contenti e ridanciani, ebbri di vino bianco. Ringraziano come sempre accennando al loro tipico inchino e se ne tornano in camera loro, senza mancare di chiedere al bar una bella tazza grande colma di acqua calda.

 Buon thè con i dolcetti di fagioli a tutti.

Si avvisa la gentile clientela 27 Febbraio 2008

Posted by meriinga in Famiglia, La casa di meriinga, Lavoro.
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Sono ancora viva, per chi se l’era chiesto.
Sono in procinto di trasferire tutti i miei possedimenti da una casa all’altra e quindi la situazione è un po’ pesante ed occupa tutto il mio tempo. La sera torno a casa e imballo e preparo borse, nel week end le porto nella nuova casa (tranne quando ci sono i pompieri per casa, ma scriverò meglio tutto non appena mi sarà possibile).
E presto i vaneggi riprenderanno il loro normale corso…

Traduzione dal dialetto 13 Febbraio 2008

Posted by meriinga in Cibo, Lavoro, Vaneggi, Vita vissuta.
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Ci sono parole dialettali che entrano nel parlato quotidiano e prima di accorgersene le sostituiamo al termine italiano. Altre volte invece siamo proprio all’oscuro del termine nazionale e conosciamo soltanto quello locale.
Questo è uno di questi ultimi casi.

Qualcuno non veneto sa mica qual’è il nome italiano del garusolo (che potete ammirare in tutto il suo splendore nella foto qui riportata)? Stiamo discutendo tra colleghi e non ci raccapezzoliamo e il mio vocabolario dialetto-italiano è a casa in bella vista sullo scaffale della libreria. Non ce la faccio ad aspettare fino alle 19 e internet non mi aiuta, ho trovato solo il nome scientifico.

Sto impazzendo!

Lavare i denti 31 Gennaio 2008

Posted by meriinga in Lavoro Principale, Vita vissuta.
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Non sembra una cosa così difficile. Eppure bisogna stare attenti a non farlo sovrappensiero.
Parlo per esperienza personale.

Oggi dopo la pausa pranzo torno nel mio ufficio e mi dirigo verso il mio armadietto dove tengo i generi di prima necessità (cioccolato, bottiglietta d’acqua, pezzetta per gli occhiali, salviette, barrette ai cereali, spazzolino, dentifricio, crema per le mani). Pensando alle telefonate che devo fare una volta rientrata in orario lavorativo, prendo il necessaire per la pulizia orale ed entro in bagno.
Sempre pensando ai cavolacci miei apro il dentifricio e ne appongo un’adeguata quantità sullo spazzolino.

Che però non è proprio uno spazzolino.

Rimango un po’ a fissare la cosa che mi ritrovo in mano, senza capire nè perchè nè come e nemmeno quando sia finita lì nel bagno con me, con del dentifricio sopra. Mi risveglio dal temporaneo torpore e capisco che forse fare qualcosa con la testa dall’altra parte è una pratica che ti porta a fare grossolani errori.

Quindi sciacquo il cucchiaino, vado a prendere il mio bel spazzolino color rosa fuxia e finisco di lavarmi i denti. Come ho fatto a confonderli resterà un mistero irrisolto.

Nota per la meriinga: ricordarsi di non avere la testa fra le nuvole quando si cerca un assorbente.