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Teeth – Denti 2 luglio 2008

Posted by meriinga in ARGH!, Cinema, Incredibile.
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C’era una volta una leggenda metropolitana che raccontava di una famigerata VAGINA DENTATA. Domenica sera la sorella di una mia amica, mentre festeggiavamo il suo compleanno bevendo birra e mangiando patatine fritte con salsa rosa, se ne viene fuori che ha sentito parlare di un film che dovrebbe essere prossimo all’uscita che parla appunto di questo essere mitilogico che risponde al nome di VAGINA DENTATA.
Un genio incompreso (almeno da me) ci ha fatto un film.
Mitchell Lichtenstein (il genio di cui sopra) scrive e dirige questa storia: Dawn, liceale impegnata a tenere a freno i suoi impulsi sessuali e attiva partecipante del gruppo locale di ragazze a favore della castità, scopre di avere la mitologica VAGINA DENTATA dopo un drammatico tentativo di stupro che, inspiegabilmente, non va a buon fine.

Accolto positivamente all’ultimo Sundance Film Festival, viene definito “a metà tra commedia e horror”. La locandina del film sembra confermarlo. Simpatia e Trash, che connubio.

Per chi si fosse messo in ascolto solo in questo momento… VAGINA DENTATA.

Indiana Jones e la rassegnazione di meriinga 30 Maggio 2008

Posted by meriinga in Amici, ARGH!, Cinema, La casa di meriinga, Mondo avariato.
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Venerdì, sera, interno casa, Me: “Amore andiamo al cinema a vedere Indiana Jones domenica sera con gli altri?”
Lui: “Sì ok, però presto che poi lunedì lavoro.”

Domenica, pranzo, interno casa, Me: “Amore andiamo al cinema a vedere Indiana Jones stasera con C&N?”
Lui: “Sì ok, però chiamali tu e mettiti d’accordo.”

Giovedì sera, interno casa, divano, Me: “Amore domani sera andiamo a vedere Indiana Jones. Preferisci lo spettacolo delle 21.40 o quello delle 22.00?”
Lui: “Beh, ma devo proprio venire anch’io? Non è un film che mi interessa. Lo sai che quel genere di film non mi piace, le scene d’azione mi sembrano sempre impossibili.”

Certo amore, perchè i saltatori di Jumper, che ti sono piaciuti tanto, sono credibilissimi, vero?!?!

In Bruges 23 Maggio 2008

Posted by meriinga in Cinema, Vita vissuta.
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Un film che merita di essere visto.

Ray (un mitico Colin Farrell) è un killer. Ma Ray è anche un bambino cattivo in un corpo di adulto, che si emoziona quando vede un nano girare una scena di un film, che pensa che Bruges sia un cesso di città con i suoi vicoli e i suoi canali, a cui non frega niente di vedere il panorama dalla cima della torre.
Ray è un bambino che si sente colpevole della stronzata che ha fatto, conscio del fatto che la sua foga di concludere alla grande il suo primo incarico lo ha invece portato a cannare alla grande. E per questo piange e si interroga sul suo futuro.
E nell’attesa di nuove istruzioni da parte del boss Harry (il sempre magnifico Ralph Fiennes), Ray incontra Chloe (Clémence Poésy) e se ne innamora con trasporto come se fosse la prima volta, ma allo stesso tempo con foga e consapevolezza come se nel subconscio sapesse essere la sua ultima storia d’amore.

Significativo come piccoli particolari vengano poi ripresi successivamente per districare nodi lasciati lì lungo tutta l’opera. Basti pensare alle monetine con cui inizialmente l’amico di Ray, Ken (l’altrettanto bravo Brendan Gleeson) tenta di pagare l’ingresso alla torre panoramica, che ci dimentichiamo abbia in tasca fino quasi alla fine del film…
E da segnalare anche quando Ralph Fiennes, a caccia di Colin Farrell, consulta la cartina, si accorge di leggerla a rovescio e la raddrizza, per poi proseguire con la sua ricerca.

Il regista (Martin McDonagh) riesce a giocare con gli stereotipi del noir e dei film d’azione, bilanciandoli con momenti comici e malinconici senza renderli mai futili o grotteschi. Gli attori riescono ad essere in sintonia uno con l’altro come raramente si è visto: Ken come un novello Abramo, Ray il bambino colpevole e Harry come un Dio dispensatore di punizioni ma che segue alla lettera i suoi ferrei principi, il nano razzista e l’armaiolo russo, la bionda ladra e il suo ex fidanzato.

Insomma, un film che potrebbe diventare un piccolo cult.

Jumper – visto 20 marzo 2008

Posted by meriinga in Amici, Cinema.
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La settimana scorsa sono andata a vederlo con i miei amici.
Direi che sono soddisfatta di questo film. E’ esattamente l’americanata che mi aspettavo. Una pecca: lui ama lei dalle medie, lei ama lui dalle medie (mi pare di averla già sentita da qualche altra parte questa…). SIC!
Ma d’altra parte l’americanata deve avere dei luoghi comuni, altrimenti perde credibilità.

Penso che tutti, almeno una volta nella vita, abbiano desiderato il potere del teletrasporto. Io lo desidero tutte le mattine, perchè perennemente in ritardo. E anche quando sono in ferie, perchè sarebbe fantastico potersi muovere liberamente da un posto all’altro e poter visitare anche gli angoli più remoti del mondo.

Il regista ci lascia (chi aveva dubbi?) con un finale aperto, chiaramente in attesa di poterci raccontare altre avventure dell’impavido saltatore.

Comunque io una persona che jumpa di 30 cm per prendere il telecomando e poi anche per andarsi a predere una birra in frigo l’avrei immaginato più simile a questo che a Hayden-Cicciobello-Christensen:

Questo non è un paese per vecchi 1 marzo 2008

Posted by meriinga in Cinema, Oscar, Vita vissuta.
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Dopo una settimana di corsa, dove ho visto casa soltanto per mangiare (di corsa) e dormire (poco) e dove ho visto più spesso Castorama e Brico che mio moroso, finalmente sono riuscita ad andare al cinema! Sto parlando di venerdì scorso eh, mica di ieri…
Fortuna vuole che mio moroso si fosse innamorato del trailer di “Non è un paese per vecchi” e quindi con somma gioia ho potuto evitare il signor John Rambo e i suoi problemi a ricevere l’assegno della pensione in Cambogia.
Il film dei fratelli Coen si è portato a casa ben 4 Oscar (film, regia, sceneggiatura non originale e attore non protagonista) su 8 nominations ricevute.

Purtroppo per me al cinema c’era anche la mia amica a cui non piacciono mai i film che piacciono a me.
E quindi dopo 32 secondi di film, mentre il premiato Javier Bardem strangola con le manette lo sceriffo che l’ha arrestato lungo la strada, la signorina ha esclamato a gran voce: “Ecco, già non mi piace, sto film di merda.” Fortuna vuole che fosse troppo distante da me per raggiungerla con un calcio volante.

Il film si dimostra all’altezza delle aspettative, spettacolare e visionario. Meritatissime tutte le statuette, a mio avviso.

Tratta dall’omonimo libro di Cormac McCarthy, la pellicola è incentrata fondamentalmente su tre uomini.
Lewellyn Moss (Josh Brolin), un saldatore che durante una battuta di caccia si imbatte in un malriuscito scambio di droga: pick up circondati da cadaveri, la droga ancora sul cassone di un camioncino, una valigetta con due milioni di dollari. Prende i soldi e scappa.
Anton Chigurgh (Javier Bardem), uno prisopatico assassino, gira il paese cercando di recuperare la valigetta coi soldi armato di una stranissima pistola ad aria compressa e di una monetina, con cui decide l’eventuale destino di hci ha davanti.
Lo Sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), uomo dalla ferrea morale e dai saldissimi principi, non riesce a capacitarsi dell’excalation della violenza nei tempi moderni e ci narra da fuori campo dei tempi che furono, dove gli sceriffi non avevano bisogno di avere sempre la pistola al fianco.

Nello scenario desertico del confine tra il Texas e il Messico del 1980, dove solo il più forte sopravvive, i destini dei tre uomini si incrociano e si intrecciano inesorabilmente.
La violenza cieca e incontrollata, la bramosia per i soldi, lo scenario desertico e solitario, tutto è rappresentato con maestria dai registi che ci regalano quello che forse è il loro miglior film di sempre. Il calore soffocante viene quasi percepito dallo spettatore, l’impressionante ferocia di Anton ci viene mostrata in tutta la sua normale follia.
E’ un film denso e profondo, carico di suspance che fa rivivere il mito del selvaggio West proprio nel momento in cui i crimini del commercio di droga raggiungevano l’apice dell’efferatezza.
L’accecante sole del deserto è contrapposto al buoi degli interni e della notte, rappresentanto magistralmente il dualismo stesso dell’essere umano.

Due frasi spettacolari:
Anton: “Qual’è la cosa più grossa che hai perso a testa o croce?”

Lewellyn: “Se non dovessi tornare, dì a mia madre che le voglio bene.”
Carla Jean: “Ma… tua madre è morta…”
Lewellyn: “Allora glielo dirò io.”

The eye – il remake 14 febbraio 2008

Posted by meriinga in Cinema, Film, remake.
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Un’irrefrenabile voglia di remake spinge gli americani a copiare tutto ciò che all’estero fa successo.
Non importa che sia un simpatico Pozzetto-bambino o una videocassetta che se la guardi dopo sette giorni muori.
Non importa, basta che lo rifacciamo noi (dicono gli americani). Che lo rifacciamo meglio, con un budget più alto, effetti più migliori, attrici più gnocche.
E infatti ecco che come protagonista troviamo Jessica Alba (che possiamo ammirare in una scena tratta dal suddetto film).

Sydney è una giovane e brillante violinista cieca che si sottopone a trapianto di cornea. Abituandosi al senso così acquisito, viene trrorizzata da spaventosse visioni con persone morte per protagoniste. Spaventata e temendo di diventare pazza si improvviserà detective, nella speranza di scoprire a chi appartenessero gli occhi che le hanno trapiantato.

Certo, l’originale asiatico dei fratelli Pang uscito nel 2002 non è nella mia lista dei 5 film preferiti, ma non è neanche il peggiore che io abbia mai visto. Diciamo che si assesta comunque ai piani alti del mio personale gradimento.
Il film incute terrore al punto giusto, nonostante non si veda una goccia di sangue. Già dal titolo si capisce che gli occhi della ragazza sono i veri protagonisti. Gradualmente ci si immerge nel mondo in via di guarigione di Mun e con lei scopriamo come si possa “vedere senza vedere”; più riacquista la vista più difficile è per lei riconoscere i segnali del mondo esterno che percepiva e che la aiutavano a vivere nell’oscurità. Tanto la vista si acuisce quanto gli altri sensi scemano. E mentre si vanno definendo i contorni della sua nuova vita inizia a dubitare della sua sanità mentale a causa delle strane figure che solo lei vede. Questi tormentati spiriti costellano tutta la pellicola senza sosta, opprimendo Mun e noi con lei, ossessionandoci con la loro presenza.
Importanza assoluta ha la colonna sonora, senza la quale il film perderebbe gran parte del suo fascino.
Inoltre la semplicità di trama e dialoghi, che per altri film potrebbe essere un punto debole, è la forza di The Eye che riesce così a fondere lo sguardo di Mun a quello dello spettatore senza nessun tipo di condizionamento.

The Eye fa letteralmente sobbalzare dalla sedia (la mia amica Alba ha fatto un salto di una spanna nell’unica scena in cui compaiono due persone vive! :mrgreen: ), staremo a vedere se questa versione occidentale saprà pareggiare o vincere contro quella di Hong Kong.

Cloverfield 2 febbraio 2008

Posted by meriinga in ARGH!, Cinema, Incredibile, La scia dei ricordi, Lost, Minchiate col botto.
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Quando bisogna dirlo, bisogna dirlo.
Quando vedi il trailer di un film dove il produttore è J.J. Abrams, lo stesso creatore di Alias e Lost, ti aspetti non dico un capolavoro assoluto ma comunque qualcosa che riesca a tenere la tua atenzione allo schermo e alla sorte dei protagonisti.
E invece questo film è “UNA CAGATA PAZZESCA!!!”

Partiamo dal mostro.
Chi parlava di un megalucertolone tipo Godzilla aveva ragione.
Chi parlava di piccoli mostriciattoli killer aveva ragione.
Il mostro è una cosa con degli arti superiori sproporzionalmente lunghi e sottili, che gli conferiscono un’andatura simile a quella di un gorilla. Non pago della mostruosità creata, JJ ha deciso che poteva osare di più. Quindi dal mostro escono (da dove non l’ho ben capito, ma non voglio indagare) dei mini Alien che attaccano e mordono e uccidono. Uno di questi ad un certo punto fa un bel succhiotto ad una dei quattro ragazzi protagonisti, che poco dopo comincia a perdere copioso sangue dagli occhi. Militari che urlano “Abbiamo un morso, abbiamo un morso!”. E poi esplode.

Parliamo della regia, che vuole essere realistica, come fosse veramente il filmino amatoriale che uno dei nostri sta girando, ma che riesce a risultare sgradevole e stomachevole dopo soli 5 minuti. Una buona media, considerando che i primi 4 minuti di film sono occupati da scritte su sfondo nero di presentazione del video come reperto n. quattrocentoerotti rinvenuto nel luogo una volta conosciuto come Central Park (sic!).

Sugli attori non oserei infierire, visto che già ci pensano da soli ad apparire ridicoli, privi di spessore e poco nella parte. Il protaginista mi sembra Candido di Voltaire, l’improvvisato cameraman che si vede un paio di volte all’inizio del film e alla fine quando muore ha la stessa faccia intelligente di uno stocafisso (o di Enrico Papi), la ragazza-che-esplode si chiama Marlena come le mele del Trentino e pare una tossica in crisi d’astinenza e la ragazza-di-colore-politically-correct gira tutto il film tra macerie e polvere e rovine coi tacchi (sic due!).

Come nei migliori film porno di infima serie, la trama è inesistente, ininfluente e di una banalità disarmante. Lui ama lei dalle medie, lei ama lui dalle medie (sic tre!), ma lui deve partire per il Giappone e quindi la tromba e poi la molla, lei va alla festa di addio con un altro, lui la caccia, lei nell’attacco del mostro rimane incastrata tra le macerie del suo appartamento e lascia a lui un messaggio in segreteria per dirglielo, lui decide di tornare indietro a salvarla e gli ultimi 3 amici rimasti decidono di aiutarlo, la trova viva ovviamente e quindi la salva, scappano a bordo di un elicottero che viene abbattuto dal mostro, escono dall’elicottero ancora vivi tutti e tre gli ultimi rimasti (mentre i militari presenti sono tutti morti), arriva il mostro si mangia il cameramen, arivano i nostri e radono al suolo Manhattan. E anche gli ultimi due muoiono, giurandosi amore eterno.
Dissolvenza in nero.
Fine.

Sono convinta che se il mostro fosse stato diverso da quella sottospecie di incrocio mal riuscito di Godzilla e Alien il film avrebbe avuto tutto un altro sapore…

Io sono leggenda 28 gennaio 2008

Posted by meriinga in Cinema.
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E così ho sostituito Paolo Rossi con Will Smith, visto che era da Natale che non si andava al cinema.


Chi mi diceva che era un bel film di solito adora i film che io non posso neanche pensare di vedere e la critica non è stata soft con i commenti. Quindi avendo sentito opinioni diametralmente opposte non sapevo come regolarmi. Ma al moroso piace tanto Will Smith e quindi ho ben pensato che, visto il week end de force che si è fatto per sistemare casa vecchia e casa nuova, era il caso di assecondare i suoi gusti e andare a vedere un film scelto da lui (ma se avesse proposto “Scusa ma ti chiamo amore” avrei inventato al volo un attacco di scagotto fulminante febbre).

New York, 2012. Il 90% della popolazione mondiale è morto a causa di una pandemia letale. Il virus del morbillo geneticamente modificato nel 2009 guarisce, sì dal cancro, però ha una piccolissima controindicazione: se non ti uccide, ti trasforma in una specie di essere-vampiro.
L’1% è immune.
Fiuuu, che culo!
Di questa minima parte della popolazione fa parte il nostro eroe, Robert Neville, che inoltra ogni giorno lo stesso messaggio su tutti i canali radio nella speranza di scoprire di non essere rimasto l’ultimo uomo sulla terra. Nel frattempo, da buon ricercatore com’era nella vita precedente allo sterminio, continua a cercare un vaccino, una cura che faccia tornare normali le persone contagiate e vampirizzate.

Il film è tratto da un romanzo del 1954 di Richard Matheson. Peccato che il regista Francis Lawrence abbia modificato tutto il libro, dall’ambientazione ai contenuti per arrivare anche a stravolgere il finale!
Soltanto se non si è letto il libro o se si riesce a scindere la lettura dalla visione si riescono ad apprezzare varie cose. A partire dall’interpretazione di Will Smith, mattatore che recita da solo per la maggior parte del film da solo. Dimenticati il Principe di Bel Air, il Capitano Hiller e l’agente J, le facce e i gesti tipici della commedia o della pellicola commerciale, Smith riesce a dare credibilità ad un personaggio segnato e profondamente solo (unici suoi compagni di vita sono la cagna Sam e la musica di Bob Marley), che sistema lungo NY manichini personificati con cui inventa dialoghi (leggi monologhi) ogni giorno diversi. Passando poi per la fotografia, sapientemente calibrata tra chiari e scuri, sole e ombra, presente e flashback, riempie gli occhi dei colori del sole che sbucano attraverso una NY deserta, abbandonata, immobile.
Da segnalare gli effetti speciali. Pessimi. Gli animali sono falsi come una moneta da 17 cents, i mostri notturni sono creati con una CG da due soldi e sono freddi e inconsistenti.
Per la prima ora e più il film ti tiene incollato, gli occhi fissi allo schermo, il fiato sospeso ad ascoltare il silenzio che proviene dalla città desolata.
Poi incappa in uno scivolone che rovina quello che poteva essere uno dei più bei film degli ultimi anni. Distaccandosi dal libro perde quell’autenticità, quella nota agrodolce che avevano le passeggiate di Smith e del suo cane tra le strade vuote, sgretolando in men che non si dica lo splendido lavoro finora svolto. Sembra che il regista non sia stato in grado di mantenere alte le sensazioni e le emozioni dello spettatore, lasciandole scemare invece che innalzarle verso climax finale.
Il finale banale e così politically correct poi lascia proprio un buco, un vuoto. Sono uscita dalla sala con l’amaro in bocca, con la sensazione che mancasse qualcosa e che la pellicola potesse essere ben oltre quello che c’è negli ultimi 15 minuti. Che trasforma tutto il film in un blockbuster del terzo millennio, pieno di speranza e buoni sentimenti.

E sopravvissero tutti felici e contenti.

The Blues Brothers 18 gennaio 2008

Posted by meriinga in Bastardate, Cinema, Film.
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Elwood: Che piacere vederti fiorellino.
Ti prego non ucciderci! Lo sai che ti amo baby, non ti volevo lasciare, non è stata colpa mia!

Donna misteriosa: Che bugiardo schifoso! Credi di riuscire a cavartela così dopo che mi hai tradito?

Elwood: Non ti ho tradito, dico sul serio! Ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere un taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione!
LE CAVALLETTEEE!!!

Si toglie gli occhiali da sole per convincerla (unica scena in tutto il film dove uno dei due è senza occhiali) ad abbassare l’M-16 e lei si scioglie. Segue bacio appassionato con casché. Nell’estasi suprema che è propria dell’idillio dell’amore lui la lascia ignobilmente cadere nella pozzanghera, guarda il fratello e dice “Andiamo”.

 Jake (alza le spalle): E’ fatto così…

Jumper 18 gennaio 2008

Posted by meriinga in Cinema.
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Esce il 22 febbraio il film Jumper tratto dall’omonimo libro di Steven Gould, per la regia di Doug Liman (Swingers, The Bourne Identity, Mr & Mrs Smith). Sicuramente un film americanata, probabile primo capitolo di una trilogia.
Ma comunque io so che andrò a vederlo, sia per curiosità personale, sia perchè ad alcuni del gruppo piacciono tanto, ma proprio tanto le americanate. Tutto sommato sono abbastanza curiosa di veder sviluppata una storia sui viaggi spazio-temporali, perchè finora non l’ha mai fatto nessuno (Il pianeta delle scimmie, Terminator, Non ci resta che piangere, Ritorno al futuro, Ricomincio da capo, Donnie Darko…).
Per quanto Hayden Christensen non mi convinca molto come attore viste le sue performances nei primi capitoli di Star Wars (ma secondo me sono proprio i primi tre episodi da mettere al rogo, quindi forse sono un po’ prevenuta), confido nel grandissimo Samuel L. Jackson.
Incipit: nel corso della storia appaiono individui col potere di teletrasportarsi (to jump, appunto). E’ questa un’anomalia genetica che è stata utilizzata da sempre per interesse personale, per cambiare la storia o sfuggire ai nemici.
Scoperto che questi individui esistono da secoli il nostro paladino (che credeva di essere l’unico al mondo con questo potere, haha povero illuso!) si ritroverà nel bel mezzo di una guerra tra i saltatori e quelli che hanno giurato di sterminarli, nonostante lui saltelli qua e là soltanto per scoprire l’assassino di sua madre. Inoltre i suoi balzi senza scrupoli per vivere alla grande non passano inosservati e quindi anche il governo comincia a dargli la caccia. Per studiarlo, dicono loro.
Spero che i nomi nel cartellone diano un minimo di garanzia che siamo davanti a qualcosa tuttosommato godibile e non solo ad un film di target adolescenziale.