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Questo non è un paese per vecchi 1 marzo 2008

Posted by meriinga in Cinema, Oscar, Vita vissuta.
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Dopo una settimana di corsa, dove ho visto casa soltanto per mangiare (di corsa) e dormire (poco) e dove ho visto più spesso Castorama e Brico che mio moroso, finalmente sono riuscita ad andare al cinema! Sto parlando di venerdì scorso eh, mica di ieri…
Fortuna vuole che mio moroso si fosse innamorato del trailer di “Non è un paese per vecchi” e quindi con somma gioia ho potuto evitare il signor John Rambo e i suoi problemi a ricevere l’assegno della pensione in Cambogia.
Il film dei fratelli Coen si è portato a casa ben 4 Oscar (film, regia, sceneggiatura non originale e attore non protagonista) su 8 nominations ricevute.

Purtroppo per me al cinema c’era anche la mia amica a cui non piacciono mai i film che piacciono a me.
E quindi dopo 32 secondi di film, mentre il premiato Javier Bardem strangola con le manette lo sceriffo che l’ha arrestato lungo la strada, la signorina ha esclamato a gran voce: “Ecco, già non mi piace, sto film di merda.” Fortuna vuole che fosse troppo distante da me per raggiungerla con un calcio volante.

Il film si dimostra all’altezza delle aspettative, spettacolare e visionario. Meritatissime tutte le statuette, a mio avviso.

Tratta dall’omonimo libro di Cormac McCarthy, la pellicola è incentrata fondamentalmente su tre uomini.
Lewellyn Moss (Josh Brolin), un saldatore che durante una battuta di caccia si imbatte in un malriuscito scambio di droga: pick up circondati da cadaveri, la droga ancora sul cassone di un camioncino, una valigetta con due milioni di dollari. Prende i soldi e scappa.
Anton Chigurgh (Javier Bardem), uno prisopatico assassino, gira il paese cercando di recuperare la valigetta coi soldi armato di una stranissima pistola ad aria compressa e di una monetina, con cui decide l’eventuale destino di hci ha davanti.
Lo Sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), uomo dalla ferrea morale e dai saldissimi principi, non riesce a capacitarsi dell’excalation della violenza nei tempi moderni e ci narra da fuori campo dei tempi che furono, dove gli sceriffi non avevano bisogno di avere sempre la pistola al fianco.

Nello scenario desertico del confine tra il Texas e il Messico del 1980, dove solo il più forte sopravvive, i destini dei tre uomini si incrociano e si intrecciano inesorabilmente.
La violenza cieca e incontrollata, la bramosia per i soldi, lo scenario desertico e solitario, tutto è rappresentato con maestria dai registi che ci regalano quello che forse è il loro miglior film di sempre. Il calore soffocante viene quasi percepito dallo spettatore, l’impressionante ferocia di Anton ci viene mostrata in tutta la sua normale follia.
E’ un film denso e profondo, carico di suspance che fa rivivere il mito del selvaggio West proprio nel momento in cui i crimini del commercio di droga raggiungevano l’apice dell’efferatezza.
L’accecante sole del deserto è contrapposto al buoi degli interni e della notte, rappresentanto magistralmente il dualismo stesso dell’essere umano.

Due frasi spettacolari:
Anton: “Qual’è la cosa più grossa che hai perso a testa o croce?”

Lewellyn: “Se non dovessi tornare, dì a mia madre che le voglio bene.”
Carla Jean: “Ma… tua madre è morta…”
Lewellyn: “Allora glielo dirò io.”